ARPA Brescia ha risposto formalmente alle osservazioni depositate dal Comitato Liberi Cittadini per la Salute sul progetto di impianto di pirolisi SARESS GREEN. Il documento analizza punto per punto le due memorie tecniche presentate dal Comitato a febbraio 2026.

Cosa ha riconosciuto ARPA:

Nelle sue conclusioni, ARPA definisce il lavoro del Comitato «un utile “stress test” sulla robustezza della filiera di destinazione e dei controlli». In termini concreti, ha accolto la richiesta di rafforzare il monitoraggio sulla torcia di emergenza (controllo in continuo e non periodico, come da loro inizialmente previsto) e ha ammesso un errore nel proprio parere – un riferimento alla “movimentazione terre” – rimasto per sbaglio nel documento (possiamo pensare a superficialità?).

Cosa resta senza risposta:

Il Comitato ha chiesto perché il parere End of Waste (fine del rifiuto, cioè ciò che resta alla fine del processo chimico) non preveda alcun limite sul cloro nei prodotti dell’impianto, nonostante le analisi di laboratorio documentino concentrazioni molto elevate (26.000 mg/kg nel prodotto solido):

ARPA risponde che il cloro è un problema degli eventuali impianti che compreranno il prodotto, non del parere autorizzativo. Già peccato però, perché questa è proprio una delle criticità principali:

ARPA rilascia una autorizzazione senza approfondire se ciò che resta è realmente un prodotto che possa avere mercato. In pratica nemmeno ARPA sa cosa uscirà da questo processo.

Perché se non ha valore allora è fuori da ogni normativa esistente in materia. Infatti non puoi realizzare un impianto che brucia rifiuti in entrata e che alla fine del ciclo produce altro rifiuto.

Questo modus operandi lascia veramente interdetti, sconcertati e decisamente senza parole.

Il Comitato ha segnalato che non esistono standard tecnici di prodotto per nessuno dei tre materiali che l’impianto intende vendere come “non più rifiuti”. Nel parere ARPA, alla voce “norme tecniche applicabili”, si legge quattro volte: “Non disponibili”; Alla voce “documenti di rispondenza”: “Non presentati dalla Ditta”. Eppure la conclusione è: “Criticità rilevate: Nessuna”.

Il Comitato ha chiesto chi verificherà la sicurezza chimica dei prodotti prima della loro immissione sul mercato. ARPA risponde che questa verifica spetta ad ATS — Altra stranezza dell’iter autorizzativo: un ente, ATS, che però non ha mai partecipato alla stesura del parere e che interverrà solo a impianto già operativo. Ma ci state tirando in giro?

La domanda del Comitato alla cittadinanza e alle istituzioni è semplice: se le norme di prodotto non esistono, se i documenti non sono stati presentati, se il contaminante principale non ha un limite e se chi deve controllare interverrà solo dopo — chi sta davvero verificando che questi prodotti siano sicuri prima che escano dall’impianto?